Da Erice alla scoperta della Sicilia occidentale

Erice è situata al centro di un contesto straordinario per quanto riguarda bellezze naturalistiche, monumenti storici, parchi archeologici: la Sicilia occidentale.
A pochi chilometri di distanza, con tempio di percorrenza che raramente superano i 60 minuti, si trovano svariate mete turistiche di interesse, con itinerari di vario tipo: archeologico, naturalistico, balneare, enogastronomico, etc. In auto si raggiungono facilmente (ed economicamente, senza alcun pedaggio) il centro storico di Trapani, la riserva delle Saline di Trapani e Paceco, le cantine di Marsala, le rovine elimo-greche di Segesta, la riserva dello Stagnone e l’isola di Mozia, la riserva di Monte Cofano, la spiaggia di San Vito lo Capo, la riserva dello Zingaro e i faraglioni di Scopello.

Di seguito una breve descrizione delle mete turistiche più importanti

Trapani

L’antica Drepanum offre al visitatore un incantevole centro storico popolato da antichi palazzi baronali, mura di cinta e torri di avvistamento. Famosa in tutto il mondo per i sui coralli, per la pesa del tonno, per le saline e i mulini a vento, Trapani oggi è anche la capitale italiana della vela (ha ospitato gli act dell’ultima Luis Vuitton Cup e periodicamente ospita manifestazioni veliche di valenza internazionale).
La città, vista dalla funivia che porta a Erice vetta, si presenta come una splendida falce adagiata sul mare (da cui prende il nome).  E' denominata anche "città tra i due mari" in quanto la zona costiera a nord della Città è bagnata dal mar Tirreno mentre quella ad ovest è lambita dal mar Mediterraneo
Oggi Trapani offre al visitatore la possibilità di godere dei suoi splendidi palazzi barocchi, presenti numerosi nelle due più importanti arterie del centro storico, via Garibaldi e corso Vittorio Emanuele. Numerose anche le chiese, testimonianza dell’architettura gotico-religiosa siciliana del XIV sec. Merita una visita anche il Museo Pepoli che, attraverso il suggestivo chiostro rinascimentale, ci introduce a collezioni di dipinti e sculture, ma anche gioielli e ceramiche che testimoniano la tecnica raggiunta dagli artigiani dell’oro, del legno e soprattutto del corallo. Un aspetto completamente diverso, ma altrettanto affascinante, ci viene offerto dall’atmosfera del porticciolo peschereccio che, con l’attiguo mercato del pesce, offre al visitatore uno spaccato di autentica vita cittadina tra le bancarelle di pesce fresco, le urla dei venditori, i chioschi con i prodotti tipici esposti in bella mostra. Nei pressi, la seicentesca Torre di Ligny che, allungata sul mare segna la punta estrema della città, e la Colombaia, castello aragonese che si staglia in tutta la sua maestosità a protezione di Trapani.

Riserva delle Saline do Trapani e Paceco

Imboccando la statale costiera che da Trapani porta a Marsala, si attraversa la parte del litorale occidentale della Sicilia che da quasi 3000 anni ospita le Saline. Furono i Fenici ad impiantare le prime vasche per la raccolta del sale, che in epoca molto più recente vennero arricchite dai mulini a vento per le prime lavorazioni semi-industriali. Il risultato è un ambiente surreale, quasi extraterrestre, in grado di regalare scenari irripetibili, colori e sfumature rarissime, tramonti mozzafiato tra i più fotografati del mondo.
Oggi gran parte del litorale è sottoposto a tutela ambientale, grazie all’istituzione nel 1995 della riserva naturale orientata regionale Saline di Trapani e Paceco, affidata in gestione all’Associazione Italiana per il WWF. Il sito costituisce una delle più importanti aree umide costiere della Sicilia occidentale. Occupato in gran parte da saline coltivate in maniera tradizionale, con pantani e campi coltivati in aree marginali, le sue valenze biologiche sono plurime, interessando aspetti faunistici (uccelli, pesci, artropodi), floristici, vegetazionali. A queste valenze si aggiungono quelle paesaggistiche, etno-antropologiche, architettoniche, storiche. La riserva è percorribile a piedi o in bicicletta. In qualsiasi periodo dell’anno (ed in particolare in autunno e in primavera) è possibile vedere da vicino interi stormi di fenicotteri (compresi i fenicotteri rosa), esemplari di cavaliere d’italia e tante altre specie protette.

Isola di Mozia, museo Whithaker e Riserva dello Stagnone

Mozia è stata la più grande ed importante colonia Fenicia in Sicilia, al centro di un area lagunare affascinante e di grande interesse naturalistico. Della gloriosa storia passata rimangono testimonianze importantissime: il famoso cothon, raro esempio di bacino di ormeggio punico; la strada punica sommersa utilizzata fino agli anni ’60 dai contadini marsalesi che dalla terra ferma con dei carri  raggiungevano l’isola per la vendemmia; il tophet, l’area sacra per i sacrifici umani dove è ancora possibile vedere le urne cinerarie; la necropoli, i mosaici, ma soprattutto l’elegantissima statua del Giovinetto, il gioiello del museo di Mozia.

L'isola, estesa per 45 ettari, ha una forma quasi circolare e si trova al centro del tratto di mare conosciuto come Stagnone di Marsala (oggi riserva naturale regionale), racchiuso tra la costa siciliana a nord di Marsala e l'Isola Lunga. Vi si trovano altre due isole, ossia la Santa Maria e la Scuola (nominata da Cicerone nelle Verrine, presenta modeste tracce di epoca romana). L'accesso all'isola è consentito solo dall'imbarcadero, che oltre a collegare Mozia alla terraferma, permette di visitare anche le altre isole dello Stagnone. Su tutta l'isola esiste un divieto di sbarco.  La riserva è facilmente navigabile anche in canoa (che è possibile noleggiare nei pressi dell’imbarcadero) o a bordo di imbarcazioni dal fondo piatto. Recentemente la riserva dello Stagnone è diventato un piccolo paradiso per gli amanti del Kite Surf, una disciplina che spopola in tutto il mondo e che, grazie ai venti sempre presenti e ai fondali bassi dello Stagnone, si può praticare tutto l’anno

Isole Egadi, Favignana, Levanzo e Marettimo

Per i greci questi antichi “scogli” rappresentavano i confini del mondo conosciuto. Per i Fenici ed i Cartaginesi, furono importanti basi commerciali. I Romani ne fecero il loro baluardo difensivo contro le armate di Amilcare e Annibale Barca. E così via, passando dagli Arabi, i Normanni e gli Spagnoli, le cui tracce si trovano ancora oggi nei cognomi degli abitanti. Le isole Egadi, oggi come allora, disegnano il profilo dell’orizzonte al largo di Trapani, ultimo lembo di Sicilia prima dell’infinito del Mediterraneo. A pochissime miglia dalla città di Trapani e facilmente raggiungibile in aliscafo o in barca (in meno di trenta minuti di navigazione si raggiunge Levanzo), l’arcipelago delle Egadi regala suggestioni indimenticabili. Le tre isole più grandi presentano scorci incantevoli e mantengono immutato il fascino antico del piccolo borgo di pescatori.

La prima, la più grande, con la sua vaga forma di farfalla, è Favignana, che gli antichi dicevano Favonia. L’isola è un microcosmo da scoprire, con gli antichi stabilimenti della Tonnara Florio, la remota fortezza di Santa Caterina, la piazza Madrice che pulsa della vita quotidiana degli isolani e s’anima di sera delle passeggiate degli ospiti. E ancora le vecchie cave di tufo e le cale bagnate d’acqua turchina e trasparente - come le bellissime Cala Rossa e Cala Azzurra. Appena un po’ più in là, ecco Levanzo, la più piccola delle tre nonché la più vicina al porto di Trapani, con le sue case candide accoccolate sul porto colmo di placidi gozzi colorati. Levanzo, ovvero un fazzoletto di terra che custodisce alcune fra le più antiche testimonianze della presenza umana in Sicilia: le figure rupestri d’uomini e animali che, dipinte e graffite sulle pareti della Grotta del Genovese, ci rimandano al Mesolitico, ai suoi riti oscuri, alla sua vita selvatica e misteriosa.  Marettimo, la più lontana e anche la più alta e rocciosa è un’isola silenziosa e quieta, dove le giornate trascorrono al mare o passeggiando lungo i sentieri orlati da vegetazione prorompente. Per la purezza ed i colori del suo mare è stat definita nelle più importanti guide turistiche internazionali “la Perla del Mediterraneo”. Così come Levanzo, è l’ideale per gli amanti delle immersioni, rese avventurose dalla varietà dei fondali e della costa sforacchiata da centinaia di grotte.

Parco archeologico di Segesta (rovine, teatro e tempio)

Segesta colpisce per il fascino del suo tempio dorico e per i suggestivi paesaggi che si possono godere dalla cima del Monte Barbaro, dove il visitatore ha la possibilità di andare indietro nel tempo, all’epoca della Magna Grecia e delle guerre puniche. Il nucleo originario della città, fondata dagli Elimi con l’obiettivo di farne la loro capitale politica, risale al 500-600 a.C.Oltre al tempio, considerato il meglio conservato di tutta l’antichità, Segesta è famosa per il suo suggestivo teatro: ricavato sulla sommità di una collina e posto in posizione straordinaria, permette di spaziare con lo sguardo in tutto l’incantevole paesaggio circostante, sino ad intravedere all’orizzonte Castellamare del Golfo (il principale scalo commerciale degli Elimi). Il teatro, che risale  al II sec. a.C., è ancora oggi utilizzato per spettacoli classici e moderni, tra i quali vale la pena ricordare quelli che si svolgono all’alba durante l’estate, in cui la luce del sole che sorge davanti agli occhi dello spettatore rappresenta una delle grandi suggestioni che questo luogo può offrire

Marsala, cantine stroriche, museo della nave punica

Conosciuta in tutto il mondo per il suo vino liquoroso e per la grande tradizione nella coltivazione e vinificazione, Marsala è una città ricca di storia e di fascino. Fu il luogo dello sbarco di Garibaldi in Sicilia e, in epoca pre-romana, capitale dei Fenici di Sicilia (che la fondarono subito dopo la distruzione di Mozia). Il nome attuale deriva dall’appellativo Marsah el Ali, porto di Ali.
Una delle principali attrazioni della città è sicuramente il museo archeologico di Baglio Anselmi, un ex cantina vinicola che ospita oggi i frammenti della nave punica ritrovata nelle acque antistanti la costa e risalente al III secolo a.C. che ha permesso di capire la tecnica navale costruttiva dei Fenici. Interessante anche la parte dedicata agli altri reperti (corredi funerari, ceramica, gioielli, lapidi e mosaici). Tuttavia non si può lasciare la città senza aver degustato il vino Marsala facendo una capatina in una della tante cantine vinicole. Il Marsala venne diffuso e promosso quasi per caso, da un uomo d’affari inglese che nel 1773 decise di esportarlo in tutto il mondo in concorrenza al Porto e allo Sherry. Il segreto di questo vino D.O.C. con i suoi 18° alcolici, sta nell’invecchiamento nelle botti di rovere che può durare a seconda della denominazione anche più di dieci anni

Riserva di Monte Cofano

Monte Cofano si erge a pochi chilometri dal comune di Custonaci, a circa metà strada tra Trapani e San Vito Lo capo. Alto 650 metri, lambisce il mare da tre versanti (a nord, ovest ed est) e, per la sua particolare conformità, offre un panorama incantevole, contribuendo a rendere ancora più suggestivi il golfo di Erice (ad ovest) e quello di Macari (a est). Grazie alla vicina spiaggia di Cornino e a Cala Buguto costituisce anche un apprezzabile meta balneare, oltre che il luogo ideale per gli appassionati di trekking e walking. Percorrendo il sentiero principale che lambisce la montagna è possibile visitare la torre della tonnara di Cofano e una cappella votiva dedicata a San Nicola.

Nei dintorni e sulle pendici del monte si trovano diverse grotte e insenature, abitate dall’uomo sin dalla preistoria. La più grande e famose si chiama grotta “Mangiapane”, dal nome della famiglia che vi abitò dal 1800 sino alla fine dell’ultima guerra mondiale. Dal 1983 gli abitanti di Custonaci allestiscono all’interno delle case nelle grotte un Presepe Vivente (il cosiddetto Presepe Vivente di Custonaci) e in primavere/estate il museo vivente della Civiltà Contadina. Le case ospitano botteghe, officine, stalle, cucine, forni, camere da letto, magazzini e quant’altro serviva una volta per la vita rurale. Sono tantissime le persone che vi partecipano, giovani ed anziani, rivivendo e facendo rivivere antiche tradizioni e mestieri che purtroppo vanno scomparendo.

San Vito lo Capo

Terra rossa, spiaggia corallina, mare azzurro turchese e tanta buona cucina, famosa soprattutto per il Cous Cous di Pesce (e per la manifestazione internazionale del Cous Cous Fest). San Vito Lo Capo è una delle mete turistiche siciliane più famose ed apprezzate in Italia e all’estero.
Il comune di San Vito Lo Capo nasce alla fine del settecento, ai margini della bianchissima baia posta tra Capo San Vito e Punta Solanto. Tracce dell'epoca paleolitica, mesolitica e neolitica si trovano nelle numerose cavità naturali, un tempo abitazioni, che si affacciano sul mare. Resta avvolta dal mistero l'esistenza di un'antica borgata, Conturrana, una rupe immensa a 500 passi dalla riva staccatasi dalla montagna. Qui, probabilmente intorno alla fine del IV sec. a.C., esistette un piccolo centro abitato. Oggi il paese si sviluppa attorno al Santuario di San Vito, un’imponente chiesa dalle sembianze “militari” per via della sua passata funzione difensiva nei confronti dei corsari. Le pochissime abitazioni di pescatori che lo popolavano fino a 30-40 anni fa sono pian piano divenute sempre più numerose, rendendo oggi l’antico borgo una grazioso paese-villaggio tipicamente mediterraneo. San Vito è anche e soprattutto una spiaggia lunga e bellissima, dove il mare offre tutte le sfumature dell’azzurro e la sabbia bianchissima regala emozioni degne di un paesaggio caraibico.  

Scopello e Castellamare del Golfo

Famoso per i maestosi faraglioni che dominano il paesaggio, l’antica tonnara, tra le più pescose di tutta la Sicilia) e la torre saracena di avvistamento, Scopello offre al visitatore un paesaggio incantevole, utilizzato recentemente anche da alcune famose produzioni cinematografiche (il commissario Montalbano, Ocean Twelve, etc.)
Scopello, nonostante sia per lo più una meta balneare (che ospita tra l’altro anche diversi diving center), offre anche un ricco patrimonio storico e culturale, grazie alla conformità ed alla storia del piccolo nucleo abitativo principale, uno splendido paesino di casupole in pietra e un perfetto esempio di baglio del XVIII sec. Con questo termine si indicano i tipici casolari della campagna locale che, soprattutto tra ‘700 e ‘800, rappresentarono un vero e proprio microcosmo di cui facevano parte la famiglia del proprietario terriero e i contadini che lavorano le sue terre. Il baglio di Scopello attualmente ospita un bar, un ristorante e alcuni negozietti di prodotti artigianali dove è possibile acquistare la coloratissima ceramica del luogo. Nei dintorni merita una visita anche un antico forno dove è possibile gustare il famoso “pane cunzato”.
A pochi chilometri di distanza, chiude la costa trapanese la cittadina di Castellammare del Golfo. La sua ampia insenatura è dominata dal magnifico castello a mare, originariamente collegato all’abitato da un ponte levatoio, attorno al quale in origine si è sviluppata la città. Oggi tutte le attività castellammaresi ruotano intorno al magnifico porto che, nato sull’antico emporium segestano, è uno spettacolo di cui godere anche dall’alto, dai declivi rocciosi vicini.

Riserva dello Zingaro

Un tuffo nella natura tipica della Sicilia occidentale: le palme nane, la terra rossa, le rocce dolomitiche e un mare intensamente azzurro che ne delimita i contorni. Lo Zingaro, la prima riserva istituita in Sicilia, è forse uno dei pochi paradisi naturali terrestri e marini rimasti in Europa.
Lo Zingaro ha una superficie di 1650 ettari, una fascia litoranea di circa 7 Km, formata da una costa rocciosa di calcari del Mesozoico, intercalata da numerose calette e caratterizzata da strapiombanti falesie che da un'altezza massima di 913 mt. (Monte Speziale) portano rapidamente al mare. La riserva incanta per la sua aspra bellezza, per i colori intensi in ogni stagione, per le bianche calette incastonate in un mare turchese, le onnipresenti palme nane, la rigogliosa macchia mediterranea, i tenaci olivastri e i maestosi carrubi da dove si intravedono le armoniose forme delle case contadine.
La riserva terrestre è strettamente legata al mare, che non è soltanto il confine geografico ma lo sfondo costante del paesaggio e il complemento indispensabile degli aspetti naturalistici. Il profilo litoraneo è un'alternanza di alte pareti di roccia che sprofondano nel blu e di insenature degradanti dolcemente verso il mare. Le calette tutte ciottolose viste dal mare hanno l'aspetto di nicchie più chiare incavate sul fianco delle muraglie dolomitiche. Il paesaggio subacqueo è un continuo susseguirsi di colori e forme. Numerosi e interessanti sono i cunicoli e le grotte sommerse (la grotta del Colombaccio in prossimità del limite di levante con ingresso situato a 2 mt. circa che si allarga in una camera ampia 30 mt. grotta della corvina in prossimità di punta Craperia, grotta della Craperia, grotta della Mustia, grotta della Ficarella).
Lo Zingaro è una tappa obbligata per chiunque giunga in Sicilia occidentale, in tutti i periodi degli anni. Risulta di particolare interesse per gli amanti delle immersioni, del trekking e del cicloturismo, grazie ai numerosi sentieri che la attraversano in lungo e largo.

Paesi della Valle del Belice

La Valle del Belice è costituita dal comprensorio entro il quale si estende il corso del fiume Belice. Si tratta di un’area molto vasta ed eterogenea, tristemente nota per il terremoto che la devastò negli 1968, ricca di siti archeologici (molti ancora non esplorati). Ha visto l'insediamento di Sicani, Elimi, Fenici e Greci di cui rimangono imponenti rovine e manufatti d'ogni genere. A riguardo va segnalata la Riserva Naturale Integrale Grotta di Entella, che comprende l’interno della Rocca di Entella (557 metri s.l.m.), un rilievo isolato proprio a monte della confluenza del Belice Sinistro con il Belice Destro, e il lago Garcia, un invaso artificiale che negli anni è diventato punto di riferimento per lo svernamento degli uccelli migratori.
Comune simbolo della zona del Belice, esempio di tenacia e coraggio, è senza dubbio Gibellina, risorta dopo la ricostruzione. Della vecchia città restano solamente i ruderi. Nel centro storico medievale è stato recuperato soltanto il tracciato viario, che l'artista Alberto Burri ha ricostruito nel cosiddetto “Cretto di Burri", magnifico esempio di “land art” è scenario suggestivo delle “Orestiadi di Gibellina”, cicli di rappresentazioni teatrali classiche famose in tutto il mondo per l’elevata qualità degli spettacoli proposti. Poco distante da Gibellina, sorge Partanna, il cui nome deriva dalla parola araba “barthamnah” (terra scura). Da visitare il Castello Medievale dei Principi Grifeo, che rappresenta una delle fortezze meglio conservate della Sicilia Occidentale. Il comune di Salemi si trova più a ovest, in direzione Trapani. Si caratterizza per il suo suggestivo centro storico, di chiara impronta islamica, e per il castello Normanno, formato da due torri quadrangolari e da un'alta torre cilindrica. Salemi ebbe un grande momento di gloria quando, con Garibaldi, fu simbolicamente dichiarata “prima capitale d'Italia”. Da non perdere la festa di S. Giuseppe (19 marzo), quando vengono preparati grandi e piccoli pani votivi a forma di attrezzi da lavoro, animali, angeli, ghirlande, fiori, etc. utilizzati per imbandire veri e propri altari dentro le case degli abitanti della città, aperte ai visitatori per l’occasione. Castelvetrano infine è il centro più grande della zona. Il suo nucleo principale è formato da tre piazze contigue (Garibaldi, Umberto I e Principe di Piemonte), dalle quali prese avvio lo sviluppo urbano di tutta l’intera cittadina. A pochi passi da piazza Garibaldi sorge la Chiesa del Purgatorio, eretta nel 1642 sulla traccia di una vecchia struttura sacra. Da segnalare anche la chiesa di San Domenico, il convento ed il caratteristico chiostro. Visitando Castelvetrano non può mancare uno spuntino a base de suoi prodotti tipici ed in particolare il Pane Nero (presidio slow food) e l’olio extra vergine di oliva Nocellara del Belice (DOP, d’origine protetta).

Mazara del Vallo, museo del Satiro danzante

Mazara, la cui fondazione, come per Marsala, risale all’epoca fenicio-punica, costituisce uno dei maggiori centri per la pesca d’altura d’Italia. La visita del centro storico inizia alla Cattedrale, costruita dai normanni nel XI sec. sui resti della Moschea Grande araba. Proseguendo si raggiunge l’ex-collegio dei Gesuiti, oggi diventato centro culturale cittadino con una sezione museale archeologica e una dedicata all’artista contemporaneo Pietro Consagra di origine mazarese. Addentrandosi nel quartiere più antico della città si ha l’impressione di trovarsi in una kasbah araba: il tessuto urbano con i suoi vicoli tortuosi e spesso ciechi risale ancora oggi ai tempi della dominazione araba del IX e X secolo. Imperdibile una visita al museo del Satiro Danzante, ospitato presso la chiesa di Sant'Egidio (una delle oltre trenta chiese antiche che sopravvivono nella città di Mazara del Vallo, fondata nel 1424 dalla confraternita omonima).
La statua del Satiro danzante, rinvenuta nella primavera del 1998 durante una battuta di pesca nel canale di Sicilia, è un rarissimo esempio di statuaria bronzea greca. Flesso sul fianco destro, con le braccia distese in avanti, è colto nell'attimo in cui sta compiendo un salto sulla punta del piede destro sollevando contemporaneamente la gamba sinistra. I capelli, resi a fitte ciocche sottolineate da sottili incisioni, sono agitati dal pathos della danza orgiastica, che sconvolge ogni regola di equilibrio conferendo a tutto il corpo un movimento enfatico. Straordinariamente conservati gli occhi, in calcare alabastrino in origine integrato con pasta vitrea colorata. La statua è alta poco più di 2 metri e pesa 96 Kg. Secondo l'iconografia del satiro in estasi, già nota dal IV sec., la statua doveva tenere con la mano destra il tirso, attributo di Dioniso mentre il braccio sinistro reggeva una pelle di pantera e la mano sinistra una coppa di vino.

Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa

Il parco archeologico di Selinunte costituisce il più ampio ed imponente d’Europa, estendendosi per 1740 km quadrati e comprendendo numerosi templi, santuari e altari. Fondata verso la metà del VII secolo a.C., Selinunte rappresenta un patrimonio culturale di straordinaria importanza, essendo di fatto l’ultimo baluardo occidentale della Magna Grecia e dei cosiddetti “Greci d’occidente”, come vennero chiamati i coloni che sbarcarono in Sicilia dal 700 a.C in poi.
La città ebbe una vita breve (circa 200 anni), durante la quale la sua popolazione crebbe fino a raggiungere le 25.000 unità.  Alleandosi con Cartagine per assicurarsi protezione contro la vicina città elima di Segesta, Selinunte speravo di poter crescere ad occidente e assoggettare gli Elimi stessi. Ma dopo la disastrosa spedizione in Sicilia degli ateniesi cambiarono improvvisamente gli equilibri e Segesta, prima alleata di Atene, riuscì ad assicurarsi l'alleanza con i cartaginesi, che a suo volta “abbandonarono” Selinunte. Non avendo colto tutti i segni del cambiamento in atto, Selinunte invase i territori Elimi, suscitando la dura reazione di Cartagine, che cinse d’assedio la città con un esercito di 100.000 uomini distruggendola completamente Selinunte riuscì a riprendersi e successivamente venne ricostruita da coloni greci e punici. Ma nel 250 a.C. Roma, dopo aver vinto la prima guerra punica, la distrusse nuovamente e questa volta per sempre.

Selinunte, anche grazie ad una parziale opera di ricostruzione dei suoi tempi, rappresenta un ineguagliabile scorcio d’antica Grecia. Ricca di templi, santuari, fortificazioni e splendide metope scolpite, tra le sue innumerevoli bellezze artistiche, annovera anche il colossale tempio G, dedicato a Zeus, uno dei più importanti ed imponenti dell’antichità classica (misura ben 113 m x 54 m). Visitare l’area archeologica equivale a viaggiare indietro nel tempo. Chiudendo gli occhi si odono ancora le voci dei mercanti in piazza e si possono sentire gli odori delle spezie provenienti da tutto il mediterraneo. Le sculture ritrovate negli scavi di Selinunte si trovano presso il museo nazionale archeologico di Palermo, ad eccezione dell'opera più famosa, l'Efebo di Selinunte, che è oggi esposto al Museo Comunale di Castelvetrano. Insieme al Giovinetto di Mozia ed al Satiro danzante di Mazara, rappresenta uno dei tesori più importanti di tutta la provincia di Trapani.

Le Cave di Cusa si trovano a metà strada tra Castelvetrano e Mazara del Vallo. Attive dal 600 a.C. fino al 409 a.C. furono una miniera inesauribile di materia prima, indispensabile alla costruzione della città di Selinunte, templi compresi. Si tratta delle cave dell’antichità tra le più famose al mondo. Gli arabi le chiamavano ramuxara, a noi sono invece note come Cave di Cusa (dal nome del proprietario dei fondi in cui si trovano).
Chiunque visiti questo suggestivo ambiente ha l’impressione che il cantiere sia ancora in efficienza e che i lavori sospesi nel 409 A.C. debbano riprendere da un momento all'altro. Le cave furono infatti abbandonate improvvisamente a causa della guerra contro i Cartaginesi (alleati degli Elimi di Segesta e Erice), che, presa di sorpresa la città di Selinunte, la distrussero completamente.

Photogallery

Dove Siamo

Il Carmine si trova nel centro storico di Erice, a ridosso delle mura che segnana i confini nord occidentali di Erice, facilmente raggiungibile da Trapani in auto o in funivia.

Si tratta di una zona molto suggestiva, lontana dai rumori delle zone più “trafficate” di Erice, affollate di turisti, ma comuque ricca di servizi e facilitazione.

La piazza principale, la Chiesa Madrice, il Castello sono tutti raggiungibili a piedi in meno di dieci minuti.

leggi tutto