Erice, mito e storia: uno tra i borghi più belli e suggestivi di tutta Italia

Erice è davvero una cittadina straordinaria, un piccolo gioiello adagiato sulla vetta del Monte San Giuliano, dove coesistono miti, leggende, eventi storici di grande importanza, scorci suggestivi, monumenti di grande valore. Erice non è soltanto il Castello Normanno (un tempo tempio di Venere e, prima di allora, tempio di Tanit-Astarte e sede di un fuoco perenne di “servizio” per tutti i naviganti del mediterraneo centro-occidentale), ma è anche vicoli e nebbia, mura antiche e inimmaginabili panorami in cui si perde la linea dell'orizzonte, da quassù curvata a raccontarci di distese infinite di mare e di cielo che spesso si congiungono con uno stesso colore.

Cenni storici

Racconta Tucidide (500 a.C.) che "dopo la caduta di Troia (1183 a. C.) alcuni troiani arrivarono in Sicilia dal mare con le loro navi, e iniziarono ad abitare vicino ai Sicani. Questi li chiamarono Elimi: le loro città furono Segesta ed Erice". In questa città, secondo Virgilio, Enea seppellì il padre Anchise. Ma non furono solo Tucidide e Virgilio a cantare la bellezza del posto. Omero, Teocrito, Polibio, Orazio e molti altri non seppero resistere all'incantamento del monte dedicato alla dea dell'amore e della bellezza. Loro come tutti i popoli che qui si succedettero. Ma sia i Fenici - tra l'VIII e il V secolo a.C. - che i Cartaginesi - nel III secolo a.C. - non vennero meno al culto cui era dedicato il monte. Questi, anzi, ne potenziarono il mito (per loro era Astarte, divinità fenicia dell'amore lussurioso) e ne fortificarono il luogo, costruendo una cinta muraria ad ovest ancora oggi a tratti esistente.

Poi ci furono i Siracusani (IV secolo a.C.) e gli Ellenici (III secolo a.C.), ma i Cartaginesi, dopo anni di battaglie e di assalti, riuscirono a riconquistare la loro città sacra. La difesero a lungo anche contro i Romani nel corso della prima guerra punica che si concluse con la vittoria del romano Lutezio Catulo.

Gli abitanti di Roma, però, ben altre mire avevano, e poco si curarono di questo gioiello. Pur mantenendovi il tempio dedicato alla Venere Ericina, piano piano abbandonarono la città che iniziò il suo primo periodo di decadenza. Lo storico Edrisi, un secolo dopo l'anno Mille, descrive "una montagna enorme, di superba cima e di alti pinnacoli …  Al sommo di essa stendesi un territorio pianeggiante da seminare, abbonda l'acqua...".

Per tornare a leggere il suo nome negli antichi documenti, infatti, bisogna aspettare gli Arabi che, chiamandola con il nome di Gebel al-Hamed, lasciarono testimonianza della bellezza paesaggistica del luogo e del fatto che la ritenevano particolare per le naturali doti difensive. Ibn Gubajr, viaggiatore arabo-spagnolo, descrive nel 1185 un borgo collegato ad un castello normanno con un ponte, abitato da cristiani. Questo è il borgo ricostruito dal re normanno Ruggero II sulla vecchia Erice elima, ma non si chiama Erice, bensì Monte San Giuliano, un nome che mantenne fino al 1936.

Per approfondimenti

Photogallery

Dove Siamo

Il Carmine si trova nel centro storico di Erice, a ridosso delle mura che segnana i confini nord occidentali di Erice, facilmente raggiungibile da Trapani in auto o in funivia.

Si tratta di una zona molto suggestiva, lontana dai rumori delle zone più “trafficate” di Erice, affollate di turisti, ma comuque ricca di servizi e facilitazione.

La piazza principale, la Chiesa Madrice, il Castello sono tutti raggiungibili a piedi in meno di dieci minuti.

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